La grigliata di ferragosto

cosa fai a ferragosto?
e perché per una volta non chiedersi
Chi sarai a Ferragosto?”
c’è chi cerca sempre altrove per non impegnarsi ad apprezzare il “qui”
e questo vale anche per le persone. che “cerchiamo”
per scoprire se sei tra questi osserva come tratti chi ami… i più vicini a te…
sì perché si fa presto a fare i piacioni, i calmi e i tolleranti con gli amici sociali e disconoscere invece le esigenze di chi ti vive accanto…
è logico. agli uni puoi presentare solo la maschera. con gli altri stai con tutto. e per riuscirci devi vedere di te le cose che non ti piacciono. 
il mordi e fuggi sociale può essere la maschera dei vuoti di cui non vuoi occuparti.
ê l’altrove.
ma il qui è con te stesso e con chi dici di amare. con la tua famiglia… con la quale puoi solo riconciliarti dentro se vuoi vivere bene.
secondo voi chi è il più forte?
colui che affronta le sue ombre e poi esce fuori intero nel mondo o colui che esce a mettere rumore nel suo vuoto per poi portarlo a casa ancora più grande?
e quali sono di più?
in che gruppo mettiamo le droghe, l’abuso di sostanze alienanti di ogni genere, i branchi, gli ultras di qualche cosa, gli intellettuali spinti, i fanatici, gli scambisti in voga,…
io dico che se non ci sono entrambe la vita non è piena. ma sono certa che se pensi di riempire i vuoti dentro per evitare di sentirli… sei di questa epoca passata.
dico che se non ti esprimi lealmente… non entri mai veramente nel gioco della tua vita.
dico che se non accetti di guardare allo specchio tè stesso senza raccontarti tante storie, se non sai dirti “io sono qui. e valgo” sarai sempre timoroso di confrontarti fuori. con le differenze. per paura di perderti.
e confrontarsi con le differenze non è “comprimersi a compiacere il mondo”… non è omologarsi in cerca di approvazione… È starci. senza confondere il tuo spazio sociale con quello intimo. e quello privato.
perché il punto non è con quante persone puoi sederti a tavola. ma con quante di queste puoi esprimere veramente chi sei.
espressione è “portare fuori”… se non lo fai non stai mai comunicando e tantomeno ascoltando veramente. un bel paradosso, vero?
…e dire che siamo ancora nell’apparenza in cui i più sono convinti che chi tace sia un grande ascoltatore…
…hai mai pensato che chi tace stia solo accarezzando il tuo ego e il suo e prendendo i tuoi pensieri. o che sia pigro. o vile. o critico inespressivo.
…hai mai pensato che chi ti offre una opinione scomoda abbia stima della tua capacità di riceverla… o che chi parla tanto si esponga…
… ti sei mai chiesto cosa pensi di te al di là della parola?
…hai mai avuto a che fare con il lieve senso di disturbo che puoi creare la domanda “come stai?” Quando non puoi rispondere la verità o percepisci che la risposta non sia di interesse genuino?…
tu.  tu a che punto sei?
chi ti conosce veramente?
cosa farai a ferragosto?
…una grigliata piena rumori e di vuoti o starai con gente che puoi e che ti può guardare negli occhi… molti o pochi che siano?
buon Ferragosto!
e che tu sia con te!
coach your life!
Michela

morire per tutta la settimana

oggi penso veramente che vorrei vivere questa settimana come se non ce ne fosse un’altra…

sì: ho voglia di morirla. tanto. 

e ho voglia che quelle poche, pochissime persone che dicono di amarmi facciano altrettanto. pensando di amare anche sé stesse – mentre lo fanno.

no, non voglio passarla da sola. non ho mai voluto passare da sola i momenti più vivi di questa mia esistenza. 

è una mia caratteristica.

so stare da sola. lo sono stata per molto tempo. ancora ci sto.

ma non ho voglia di fare tutte le cose solo per me. non ne trovo senso alcuno.

desidero ardentemente sperimentare la purezza della parola amore. e condivisione.

sulla base di un presupposto unico: dividere e condividere sono due universi opposti. in contraddizione.

è impossibile dividere e condividere contemporaneamente. se ti senti uno dividi. se ti senti più di uno condividi. se divido vado. se condivido resto.

desidero presenza. genuina. generosa. abbondante.

e voglio sentirmi libera per sempre di dirlo a voce alta. fiera.

amarsi significa riconoscersi. e riconoscere. senza scuse. senza fughe. contemplando tutto quello che può accadere in ogni incontro come un grande immenso atto di Vita. e mi riferisco ad amar-si (sé) e amar-si (tra)

sto parlando di rispetto per la vita.

sto parlando di coraggio. della musica del cuore.

la Bellezza non può esistere se non nella completezza del presente.

ho fame e sete di bellezza.

ho il cuore che lacrima per quanto ancora sono lontane le persone in generale dall’essere nell’uno e mi affatica il pensiero quando vedo i molti nella solitudine.

ho voglia di dare un calcio a tutto quello che mi fa perdere tempo.

ho voglia di scrivere progetti di lavoro e alla fine di una mail poter semplicemente scrivere “sceglimi o passa oltre con garbo”

gli equilibrismi di questo mondo ipocrita con sé stesso.

le bandiere della libertà che schiaffeggiano chi la pensa diversamente.

chi si nasconde dietro una passione solo per alzare il dito.

tutti i presupposti di imbroglio su cui basa ogni singolo pezzo di carta che circola in questa nazione

persone che si separano e usano i figli come tritacarne dell’adulto con cui li hanno creati

guaritori che vogliono che i clienti guariscano per riflettere l’immagine delle loro bravure

uomini paurosi che additano le donne invece che amarle come fiori

donne che hanno le palle ma la biologia dice che abbiamo le ovaie

il mio gridare quando voglio solo essere abbracciata

andare quando è tempo di restare.

I matti emarginati perché dicono le verità scomode

e altro altro ancora …

Dov’è l’essenza?

Perché usare il finto garbo evitando di dire semplicemente quello che è quando quello che è è una delle poche disillusioni che possono veramente aiutare il prossimo a reggersi meglio nella sua grandezza?

ho un fiore di orchidea davanti. qui. nel mio studio. al caldo ventilato da un vecchio ventilatore che avrà girato almeno per duecentomila ore.

una pianta che è vissuta 3 volte per gratitudine. è venuta con me in 3 case. è stata secca. storta e spesso sola. ma le ho dato fiducia. e ogni tanto mi ringrazia con un fiore.

credo sia bellissima solo perché non ho mai voluto che fosse bella. ho lasciato che lo fosse.

ha lo stelo che cresce storto. Tutto buttato un po’ a lato. Perché non ho avuto la prontezza di legarla al suo bastoncino. Il bastoncino c’è. E lei anche. Sfrontatamente bella. Storta. E bella.

 

Ho il ciclo. E sono nervosa. Triste. Sgomenta. Ho caldo. Mi sento bene. So che tra qualche minuto potrò sorridere. Basta un soffio di vita e tutto cambia dentro una donna avvolta nelle sue emozioni…

È un esercizio? È un bisogno? È un’attitudine? Non lo so.

Non credo più di volerlo sapere.

I momenti migliori della mia vita – e di altri che me lo hanno raccontato – sono accaduti quando mi sono concessa il lusso di non voler sapere.

Quando mi ci sono tuffata dentro. Intera. Senza paura. Senza inganni se non quelli che non vedevo…

Se guardo indietro riconosco che ho commesso tanti errori. ma non c’è niente che vorrei cambiare di quello che ho scelto di fare. E di quello che non ho scelto… non so. Non si può cambiare la propria vita. La Si é! Si può onorarla per tutto il tempo che resta.

È quello che non facciamo… che rimane qui… ci resta addosso come una ragnatela.

È la cosa buffa della vita. Ti può percuotere con le cose non fatte… credo dipenda dal fatto che… andavano fatte

Io sono nata perché lo volevo. Non sono figlia dell’amore più sano. Sono figlia di due adulti imperfetti. Il problema non sono state mai le loro imperfezioni… è stata la ciecità. È stata l’incapacità di accettare le regole del gioco della vita: se fai il cieco potrai pensare di aver calpestato una merda. Ma aprendo gli occhi ti potrai rendere conto che era una persona…

Aggrappati l’un l’altro non si sono mai detti “ti amo”… si sono picchiati, disconosciuti, rincorsi, tenuti… e ancora adesso che uno dei due è morto…è reso vivo dal rammarico, la colpa, l’incapacità di riconoscere il sentimento che sta sotto ogni legame…

Ogni persona ha un suo mondo. E il mondo vero è dato dai fatti compiuti da queste persone… se da questi fatti nascono figli… altri mondi si aggiungeranno in parte simili, in parte nuovi e diversi… così via, all’infinito

Se immaginate l’incontro tra un albero e la terra… potete rendervi conto che all’inizio – quando sono albero e terra – sono in un equilibrio individuale. Diviso. La terra non ha solchi. L’albero ha radici che scorrono libere.

Quando viene piantato… le radici dovranno farsi spazio. La terra potrà fare opposizione. O potrà ritrarsi, facendolo vacillare.

È un moto dinamico continuo… sembra difficile… eppure un albero quando ben radicato risorge, cresce e si espande grandioso nell’aria e la terra ne risulta più bella.

Ogni incontro è terra e albero. Sgomitando e basta non vivremo bene. Dobbiamo amalgamarci in un nuovo “uno” tra albero e terra… senza paura di disconoscerci…

Lo spazio è molto, moltissimo se ci immaginiamo liberi. Se decidiamo di crescere rigogliosi mettendo le nostre forze in un’unica onda… albero e terra…

non è poesia tutto questo?

è forse meglio continuare a paragonarsi con chi fa diverso e tentare di buttarlo giù, fuori o lontano? O continuare a muoversi da soli invece che riequilibrare la danza?

Cosa c’è di bello nel vincere soli e comodi additando i peggiori in qualcosa?

Dove sono le emozioni?

La compassione richiede vicinanza. Mi è impossibile pensare di dovermi difendere da chi ho vicino. Voglio essere tenuta in considerazione e tenere in considerazione. In un reciproco.

Col presupposto che la soluzione migliore è quella che non sappiamo ancora… perché verrà proprio perché ci siamo incontrati.

La creatività non è imporre la propria visione. La creatività è avere spazio per esprimere la propria visione, ascoltare presentare l’altra e accettare quel po’ di rischio che comporta mettersi – diversi – uno vicino all’altro e decidere la strada.

Unire e condividere. 

Non importa se sei il mio vicino di casa. Il mio cane. Il mio gatto. Mia madre. La mia amica o il mio uomo… c’è un pensiero solitario che va percorso per poi essere abbandonato… tutto là…

Convivenza. Vivere con.

A presto

Michela

CHI SEI VERAMENTE? semplicemente SEI.

tempo fa scrissi questa frase su Facebook

“invece di chiederti CHI SEI? ogni tanto chiediti QUI SEI?

 

quando sei QUI. sei Reale. sei REALIZZATO. quel momento è assenza di parole. e tutto è nella sua perfezione. è tutto.

e senza le parole. tutto il resto è descriverti.

 

prendi una penna e scrivi chi sei sul tuo corpo. e lascia che altri ti leggano. se hai una sensazione distorta e necessiti ancora di parole per ‘dire chi sei’… puoi solo mettere tutto il tuo essere a disposizione di quel momento… per essere.

dove sei. sei. non serve alcun aggettivo.
l’essere è essenziale

tutto il resto è descriverti. se stai parlando di te a qualcuno e affermi le tue caratteristiche… fermati. perchè lo fai?

qual’è il bisogno o la paura che ti chiede di usare un amplificatore? un giustificativo…

perchè spiegarsi?

se tocchi un pezzo di carta. è carta. quando inizi a volerne descrivere le caratteristiche allora cominci a cercare le parole e queste ti richiedono un accordo con la persona a cui le stai dicendo. “questa carta è ruvida” “no, secondo me è porosa”…

 

mentre dentro di te o fuori di te ti chiedi chi sei… non sei. stai semplicemente facendo il narratore di te stesso.

 

mi trovo sempre più spesso con persone che sono lungo il loro cammino chiedendosi CHI SONO. come far percepire il momento dell’essere a queste persone?  la risposta è sempre “nulla”. non devono fare nulla al di fuori di ESPRIMERSI.

non studi, vai in India, fai i ritiri spirituali per trovare te stesso. fai tutto questo per portare tè stesso in giro da qualche parte e scoprire qualcosa di te che ti porterà a “non c’è nulla da fare”. Essere è lì.

Lì la mattina quando vai al bagno. Lì quando sei immerso in qualcosa che ti piace e anche in quanto non ti piace. Più lo neghi… più ti allontani. Più osservi. Più smetti di cercare.

Se senti ancora il bisogno di dire ad altri i tuoi aggettivi…  prendi una penna e scrivi chi sei sul tuo corpo. lascia che altri ti leggano. se hai una sensazione distorta e necessiti ancora di parole per ‘dire chi sei’… puoi solo mettere tutto il tuo essere a disposizione di quel momento… per essere. dove sei. sei. non serve alcun aggettivo.

l’essere è essenziale.

esprime sè stesso liberamente e perciò evolve. e mentre evolve la sua anima prende tutto lo spazio che le serve. 

se è tanto o poco… lo diranno gli altri. ma non lasciare che dicano “è troppo” e non dirlo tu stesso. nessuno è troppo.

è impossibile ESSERE e TROPPO. e anche POCO.

 

ESSERE E’.

tutto qua.

ricordati: mentre ti fai la domanda CHI SEI… in quel momento esatto smetti di ESSERE. falla dunque.

ma ricordati di tornare. presto.

a casa. 

essere è casa.

ciascuno ha la sua.

è perciò che siamo nati.

tutti.

 

 

mi piace pensare che è per questo che fin quando ero piccola pensavo “ognuno ha un posto nell’universo”… nel reclamare il mio… dentro già sapevo di esserlo…

e così tu. basta che semplicemente ascolti il tuo respiro.

OVUNQUE SEI. mentre respiri SEI.

LIBERO

 

Michela

 

Il Rispetto e la crescita delle persone come chiave del successo del Pensiero Snello. In Keyline il 10 maggio 2013

Quale sfida lancia un cambiamento organizzativo in ottica lean rispetto alle variabili personali in gioco?
 Come vengono coinvolte e intercettate le dinamiche motivazionali e relazionali in un progetto di implementazioni lean?


Come applicare  veramente i principi chiave dell’ottica Lean Toyota:

–    MIGLIORAMENTO CONTINUO. Come motivare le persone verso il sistema di miglioramento continuo? Quali sono le motivazioni delle persone che guidiamo e come facciamo ad attivarle per sostenere il processo di cambiamento in azienda?

–   RISPETTO PER LE PERSONE  Come capire e responsabilizzare attivamente le persone e attivare così la loro Leadership personale.

–   LOGICHE DI TEAM, stimoli alla crescita personale

 

E’ arrivato alla XI Edizione il workshop, ideato da Daniele Semenzato di talentisnelli.it – che sarà con me in aula – e patrocinato da Federmanager, sul tema più acceso del connubio tra Toyota Philosophy e Svluppo del potenziale umano.

 

“SOFT SKILLS FOR LEAN CHANGE”

KEYLINE SpA

CONEGLIANO – Via Camillo Bianchi 2

10 MAGGIO 2013 – 14.30 – 18.00

 

Ad accogliere la XI Edizione del workshop itinerante sarà questa volta l’azienda KEYLINE SPA, dove avremo il piacere di riconoscere qualche positiva esperienza concreta, attraverso la testimonianza della sua Chairwoman Mariacristina Gribaudi.

 

La partecipazione aperta ad aziende e liberi pensatori interessati allo sviluppo del coinvolgimento umano e dei suoi effetti sui temi della Qualità, Lean Organization, Change Management  e Sviluppo dei Talenti nelle organizzazioni moderne. E a chiunque voglia comprendere meglio le attuali tematiche del Cambiamento in Aziende e Sistemi Connessi Cuore-Mente

 

LEGGI  IL PROGRAMMA con le informazioni logistiche e compila on line la scheda di adesione oppure conferma la tua presenza a eventi@coachyourlife.it

 

Ti aspetto

Michela

visione, valori, arte e rispetto per la vita. Pamplona è morte o è festa?

stamattina voglio raccontarvi una storia che mi è appena successa.

sono davvero curiosa di sapere cosa ne pensate.

mi sono messa al pc per scrivere. come spesso accade – prima di cominciare – sono andata a vedere le notizie su Facebook.

tra le notizie noto l’album di un bravo fotografo che ho tra gli amici virtuali. non lo conosco personalmente. fa sempre begli scatti. emozionanti bianchi e neri. belle foto.

noto subito una specie di discordanza. titolo dell’album: Pamplona. le foto una sull’altra. amabili raccolte di facce, fascette rosse ridenti che spiccano sul bianco degli abiti. una festa. gente. luoghi. le guardo tutte per vedere se ci ha messo anche qualche trucido fascio di sangue. quello che lasciano i corpi feriti della folla impazzita che scappa. o quello dei tori. uniche vere vittime di questa ‘festa’. privati del loro libero arbitrio. e messi alla mercè di 2 minuti di ‘spettacolo’.

Non c’erano. Peccato che quelle foto fossero così belle da far sembrare Pamplona un evento quasi aggraziato e ridente.

credo che chi trasmette immagini dovrebbe stare attento a ciò che dice. Mi chiedo quante persone possano essere invogliate da un messaggio così accattivante… e incompleto.

 

Mi turba questo pensiero. Come un vortice di associazioni si espande dentro.

Io ho la sensazione che una strage di tori e di bestie umane che si rincorrono, con tutto il nostro intelletto, la possiamo superare. evitare. Credo che ci sono tante meraviglie da fotografare. Credo che ogni centimetro di questo nostro mondo offra ‘scatti’ che tolgono il fiato, credo che il bello sia talmente tanto che migliaia di fotografi non riuscirebbero a prenderlo tutto. Penso a quel ragazzo che non dorme di notte per andare a fotografare l’alba e ogni giorno ci regala ciò che c’è…

tante cose credo in questo momento. E il desiderio che ci rendiamo conto che la vita è davvero a disposizione in tantissimi dettagli mi fa pensare che possiamo evitare di smerciare il brutto con il bello, che possiamo ricordarci che sappiamo uccidere e farlo se ne abbiamo bisogno, ma che questo bisogno è remoto. penso che correre davanti alla morte per divertimento sia un’insulto alla vita, che la morte ci sta sempre alle spalle e dovremmo ringraziarla per questo e correre fuori a vivere veramente ogni attimo.

Scusate il fiume di parole. Sono davvero tante le sensazioni che mi hanno abbracciata in pochi minuti. E’ davvero incredibile come possano scorrere i volti di persone che ami davanti a una foto…

…penso “scrivo un commento all’album. sarà scomodo” si dice la mia mente, in parte invogliandomi a lasciar perdere… invece via…

messa così sembra un evento delizioso. mentre non lo è. nulla da togliere alle tue foto, anzi (forse hanno la pecca di rappresentare troppo il bello), ma credo che certe oscenità non andrebbero presentate come se fossero uno squisito meeting culturale. troppo distorta questa realtà.” lascio il commento sull’album. Facebook è anche questo.

non passa molto. “le foto che ho messo e quelle che magari metterò (devo ancora vederle tutte) rappresentano ciò che ho visto a pamplona. ne più, ne meno. non capisco cosa tu intenda per oscenità. ma a parte la corrida che ho volutamente evitato, non ho notato nulla di stravolgente rispetto a molte altre feste tradizionali viste e vissute in altre parti, compreso l’Italia

Sono triste per questa risposta… da tante prospettive… penso all’incompiutezza che siamo e a quello che possiamo diventare ogni giorno semplicemente avendo una visione possibile e con la determinazione ad aprire gli occhi di fronte alla realtà…

Ho scelto una foto per scrivere il post. Non c’è sangue. Ci sono solo un toro. E una persona. E mi chiedo: a voi cosa evoca? Vi fa venire voglia di essere lì?  vi fa sentire offesi, tristi o arrabbiati? vi lascia impassibili?

per me non assomiglia affatto al idea che ho di sviluppo, di vita, di crescita, di rispetto…

 

A questo fotografo vorrei chiedere come si sentirebbe se quell’uomo fosse suo figlio. Se ne ha uno. O una persona che ama. O se quel toro lo avesse cresciuto lui. Gli vorrei chiedere come le chiamerebbe, se oscenità non gli piace. Ma soprattutto gli chiederei “Perché non ce le vedi? Cosa è succede dentro di te?”

E poi chiedo a me stessa di ricordarmi ogni giorno che ci sono scelte. Scelte. Andare verso la vita. Ogni minuto. Anche quando magari hai voglia di girarti dall’altra parte. Anche quando non mi sembra così sensazionale quello che sto facendo. Anche quando mi sembra di non fare abbastanza per trasmettere il mio messaggio.

E mi chiedo di ricordarmi di essere di esempio.

Non so voi. Io sogno un mondo in cui ciascuno è orgoglioso di mostrare sé stesso agli occhi di un bambino. E credo ancora – anche se quello che vedo spesso mi fa scoraggiare – che ce la possiamo fare. Credo che ci sono anime stupende in movimento. Credo che ci voglia impegno. vero. generoso. costante. per creare tutto questo. creare… la stessa origine della parola arte…

Già… credo che l’arte debba e possa stare al servizio della vita. Espanderla. Renderla una meraviglia di fantastica realtà. Credo che siamo “armati” per una battaglia avvincente a svilupparci. Credo che i bambini di domani debbano essere curiosi del mondo e liberi di entrarci pienamente. Credo che le brutture naturali sono già tante…

Lo so. sono tradizioni. E benché mi renda conto che ogni cosa di questo nostro mondo contiene in sé il bene e il male… beh credo che qualcosa la possiamo evitare… Una volta le donne le bruciavano chiamandole streghe… La realtà si espande…

Belle foto comunque…

 

Le nuove frontiere del Coaching tra parola e silenzio – Intervista su leggidilomiti di Alessia Trentin

 “La parola è importante. Attraverso la parola e i segnali sottili del corpo che rivelano la coerenza della stessa con quanto crediamo veramente,  possiamo migliorare la vita delle persone” , sostiene Michela Epifani.  Coach e sformatrice,  fondatrice di Coachyourlife, studio di consulenza con sede nel centro storico di Belluno.

“Con l’utilizzo consapevole del linguaggio possiamo far emergere il potenziale inespresso, rafforzare le convinzioni di supporto alle nostre azioni, orientarci in modo efficace e crescere i bambini con spazi di creatività e consapevolezza assolutamente più ampi di quello che pensiamo”,  continua la Epifani.

… La parola è compresa nel silenzio. Il silenzio è compreso nella parola. Non potrebbero esistere uno senza l’altro. E assieme, quando armoniosamente equilibrati, portano il benessere. Del corpo.  Della mente.  Dello spirito.  Delle emozioni.

Parola e silenzio sono i due volti di un’unica medaglia. Sono mezzi che conducono la persona a incontrare luoghi interiori profondi e pacificanti. E l’aiutano ad uscire fuori, ad agire nel mondo in connessione con esso (…)

leggi tutto l’articolo su LEGGIDOLOMITI

Il silenzio curatore di Nicola Artico in esclusiva a Belluno

BY  ALESSIA TRENTIN 22.GIUGNO 2012

il papà e l'eroe. 19 marzo. e il mio regalo per la sua festa

papà è importante.

che ci sia o manchi, se ci fai caso, è presente.

l’altro giorno un uomo mi ha scritto “sto facendo bene con i bambini. credo…sai com’è mi manca il modello” . Una frase toccante se pensi che a scriverla è un uomo che sta crescendo degli uomini…

E mi viene in mente come sarebbe stato facile far notare a quell’uomo che il modello – proprio quando pensi che è assente – è lì…a dirti quello che NON VUOI ESSERE.

Sebbene sia così facile dirlo, non credo sia facile viverci dentro. L’uomo sta vivendo le difficoltà che hanno avuto le donne all’epoca del femminismo. Deve trovare spazio per evolvere il suo modello…tentando di non trasformarsi in una femmina!

Inevitabile pensare anche al mio – di papà – oggi. Mentre scrivo qualcosa per tutti gli uomini.

Che siano solo figli o padri… tutti gli uomini hanno un padre dentro.

Tutti gli uomini quindi SONO PADRI. A modo loro.

Mio padre non è stato granché mentre era in vita.

A volte ho raccontato che siccome non c’era non può aver fatto grandi danni… invece era presente.

Chiunque ha un ruolo nella tua vita ti rispecchia… Un padre rispecchia l’EROE

Ho pochi ricordi di quel rapporto d’amore che poi ho cercato – come spesso accade – dentro gli uomini che ho incontrato.

E poi ho i ‘tutte le volte’ che avrei voluto non averlo…non volevo che fosse così. Non volevo che urlasse. Non volevo che riuscisse a fare tante cose cattive. Non volevo che se ne andasse sempre senza dire una parola… Non volevo…

Però mi ricordo le sue storie.

E mi ricordo una volta, quando avevo 5 anni, ha provato ad insegnarmi a nuotare. Ed io me lo ricordo.

Mi aveva portata nell’acqua alta. Io ho paura dell’acqua. Ma allora non ne avevo. E anche mentre scrivo mi sembra di sentire chiara nel corpo quella sensazione di sicurezza. Quando ti senti appoggiata a qualcuno di solido. Che è lì. E non permetterà che ti succeda qualcosa.

Ricordo che ridevo. E le sue spalle su cui stavo appoggiata, mentre lui tentava di insegnarmi la tecnica ed io volevo semplicemente giocare.

Il bel ricordo successivo che mi viene in mente è quando stava in ospedale. Decisamente molti anni dopo. Prima che morisse. Quando stava male ed io – eroica – tentavo di salvargli la vita da sola.

Un giorno stavamo passeggiando in corsia. Mi ha parlato di mia madre, di come fosse difficile… e mi ha detto “io ci ho provato a fare il padre con voi, ma era difficile…”  quelle parole risuonano nella loro ingiustizia e umanità. Parole giuste e sbagliate al contempo… Non so dire cosa sia accaduto dentro di me in quell’attimo, perché – credetemi – avevo molto da dire. Se immaginate la rabbia. Era dentro di me. La recriminazione. Anche. La compassione. Lo stesso. Il senso di profonda tristezza misto ad una gioia nascosta. Tutto. Era tutto. E ad oggi lo considero un bel momento. Una manciata di parole di un uomo malato che sta per morire – e non vuole – e imporvvisamente l’ho visto per quello che era: una persona. umana. nelle sue umane debolezze. Ed ho sentito che mi voleva bene.

Non è facile dirlo, perché poi ha scelto di andarsene dicendomi parole ben più pesanti che s’intonano di più con tutte le urlate che ha fatto e le porte che ha sbattuto… anche quello era lui.

Mio padre ha iniziato ad esserlo veramente dopo che è morto. Quando – con un sentire completamente liberato – ho potuto esprimere tutti i collegamenti e al contempo rendermi conto che in un modo totalmente sgangherato… mi voleva bene. Ero SUA FIGLIA.

Non so se sia un’equazione sempre vera, ma credo che la ‘presenza forte dell’assenza di mio padre’ mi abbia regalato quella particolare sensibilità che ho nell’osservare l’uomo quando ha a che fare con i suoi figli. Quando vuole fare l’eroe. Quando – a volte – non si accorge di esserlo…MENTRE LO E’. L’EROE E’ SEMPRE. Forse per questo mi piace tanto quella parte del mio lavoro che riguarda le relazioni. Forse per questo adoro osservare il MASCHILE E IL FEMMINILE e fare sì che entrino pienamente nelle nostre vite.

Caro papà – e mi rivolgo a te che stai leggendo – TU SEI SEMPRE UN EROE. Voglio dirti che non occorre che sventoli alto il potere, né che lo abbandoni.

Basta solo che tu ti accorga di ESSERE PAPA’. E avrai la tua possibilità di farlo vivere al meglio nelle tue azioni. Tuo figlio è TUO FIGLIO. Non aspettare…

Care mamme… lasciate che i vostri uomini siano i papà che hanno diritto di essere. Evitare di misurarsi con loro li lascerà liberi sempre di più di esprimere quel ruolo che è loro.

Pensi di essere la più brava? Ok. Ma che importa? Non accadrà nulla se tuo figlio torna a casa un po’ più sporco. Se non ha mangiato all’ora giusta, se hanno giocato ed hanno sudato….se non ‘hanno fatto i bravi’… mentre accadrà qualcosa di spiacevole se cresceranno con la sensazione di averci un padre assente.

Una presenza è sempre tale. E deve GIOCARSI DA SE’. Un padre non ha bisogno di un traduttore per essere il padre di suo figlio…

Insomma esistono solo due facce di questa medaglia…Chiuso per FALLIMENTO. Aperto per EROE.

Un po’ per celebrare la festa del papà, un po’ per dare spazi nuovi a chi se li vuole venire a prendere,

Voglio fare un regalo ai papà oggi. Un regalo ALL’EROE DENTRO OGNI PAPA’.

Voglio darti PER LE PROSSIME DUE SETTIMANE

UN’ORA DEL MIO TEMPO per racconarmi come la vedi tu, per parlarmi di quello che vuoi. farmi una domanda, sottopormi una questione su cui vuoi trovare una soluzione. UN’ORA LIBERA PER ‘PAPA”

Se sei un papà impegnato possiamo sentirci su skype. Se vuoi prenderti il tempo puoi venire in studio da me.

Adesso non voglio dirti più di tanto. Il mio regalo è istintivo. Sto pensando che forse mio papà se avesse avuto qualcuno che gli dava una pacca all’orgoglio sarebbe venuto da me a dirmi semplicemente che mi voleva bene. E faccio questa proposta. Usala, se ti va…e AGISCI ADESSO.

COME FARE?

CONTATTAMI:

scrivimi una mail indicando nell’oggetto “regalo per papà eroi” eventi@coachyourlife.it

contattami su skype: epimiki scrivendo il messaggio “regalo per papà eroi”

mandami un sms 393 27 38518 o chiamami e PRENDIAMO APPUNTAMENTO.

Intanto BUONA GIORNATA EROE PAPA’ 🙂


8 marzo. gigli o mimose per la festa della donna? 8 regali da farti.

Eravamo quattro donne e un uomo seduti a prendere un po’ d’aria e qualche raggio di sole dopo pranzo.

Domani 8 marzo é la festa della donna… nessuno sapeva come mai si regalano mimose. Ciascuna di noi ha detto che non le apprezza. Le trova un fiore ‘un po’ antipatico’. Un caso?

Personalmente la mimosa mi evoca ‘fastidio’. Ha quel profumo pungente. Dopo poco perde il pulviscolo giallo e impoverisce. Decisamente non è il mio fiore. Mi ricorda una donna acidula e scialba.

“chi sa perché si regala la mimosa?”. Nessuno lo sa.

Io ho ipotizzato. Corrisponde ad un femminile diverso da quello di oggi. Riscoperto. Aggraziato. O con tendenza a far emergere un lato accogliente.

Cerchiamo su internet...

Le femministe dell’Unione Donne Italiane nel 1946 – preparavano il primo 8 marzo del idopoguerra – e cercavano un fiore che potesse simboleggiare la donna e costasse poco.

Posso capirlo. Le donne di allora hanno fatto dei veri miracoli.

E anche. Sono passati 76 anni e tantissimi accadimenti. Da quando ero ragazza anche il simbolo della festa della donna e il suo fiore è cambiato. Si evolve. Rimanendo nella propria essenza. E’ bellissimo.

Ebbene mi domando:

quante di noi si sentono ancora rappresentate da questo fiore e dalla festa della donna in particolare?

Non so voi. Io non voglio essere un fiore che costa poco! Voglio essere un fiore che contiene molto. Che vale. Che merita. Dalle incredibili sfumature. Che riempie di emozione e lascia il suo allure…

Non credo interessi più a molte un modello in cui una volta all’anno esci, sola con altre donne…. branchi di donne…Magari a guardare uno spogliarello maschile.

Una goliardata, ok. Ma la maggior parte lo trovano triste. Scelgono di starsene a casa. O escono sentendosi poi un po’ così. Non è un inno al proprio femminile.

Allora perché non fare davvero qualcosa di diverso?

Come donna il tuo femminile non si sentirebbe bene se quel giorno ricevessi…che ne so…un bel giglio profumato?

Essenza di una interiorità infinita. E presente.

E se per quel giorno semplicemente l’uomo, gli uomini, si occupassero di te. Di trattarti con gentilezza. Di lasciarti mettere da parte il fare.  Se le altre donne ti guardassero con comprensione, ecc…

La festa della donna che vorrei – e mi piacerebbe sapere se siete d’accordo – è un celebrare la nostra grande immensa capacità ricettiva. Appartata dal molto agire. Dai tempi attuali che ci fanno a volte troppo ‘uomo’.

Lasciamo la parte a qualcuno di puù adatto ad “avere le palle”!

Per un giorno occuparsi di risvegliare la propria energia femminile. Espanderla nella sua potenza creatrice!

Ecco cosa mi piace pensare. Che domani ciascuna donna che ha letto questo post… Fa spazio, sente lo spazio dentro di  sè…che non è vuoto. E’ spazio.

E lo immagina come un luogo accogliente.

L’8 marzo 2012 donna Rigenerati! Decidi per questa unica azione e lascia che tutto il resto accada come può.

Non cadrà il mondo se non lavi, stiri, corri… se non hai le palle per oggi…forse qualcun altro le avrà al posto tuo. Ehm suo.

Sorridi.

E concediti questi 8 REGALI:

1. FAI QUALCOSA DI CREATIVO. disegna, scrivi, dipingi, medita, danza. Anche solo 15 minuti.

2. REGALATI UN FIORE. SIA CHE TU VADA IN UFFICIO, CHE RESTI A CASA. ESCI E PRENDITI UN FIORE CHE TI RISPECCHIA. GODITELO

3. FAI UNA PASSEGGIATA NEL VERDE. SE SEI IN CITTA’ VAI AL PARCO. RICONNETTITI CON LA NATURA CREATRICE

4. CHIAMA UN’AMICA, UNA SORELLA…SOLO PER DIRLE CHE LE VUOI BENE

5. CHIEDI AIUTO AD UN UOMO PER QUALCOSA DI PRATICO CHE HAI IN SOSPESO

6. SORRIDI APPENA TI SVEGLI. ALLARGATI UN GRANDE IMMENSO E SPAZIOSO SORRISO. E TIENILO CON TE PER TUTTA LA GIORNATA. ALL’OCCORRENZA 🙂

7. FATTI UN BAGNO PROFUMATO, SPEZIATO PRIMA DI USCIRE

8. EVOCA LA DEA CHE E’ IN TE. IMMAGINALA AL TUO FIANCO. E CAMMINA COME SE IL MONDO INTERO POTESSE ATTENDERTI! E accogli tutto quello che viene.

Che ne dici? Per un solo giorno… si può fare, vero? E’ solo un giorno. E appunto per questo. Perché non provare? Potrebbe sempre farti stare bene!

Buona nuova festa della donna nuova!

essere inaccessibili. toccare lievemente il mondo senza spremerlo

Un pezzo tratto da : Viaggio a Ixtlan di Carlos Castaneda

Ispirante. Che narra di come la danza tra presenza e assenza sia essenziale. Per una vita viva.

Essere inaccessibili

Mi mostrò l’importanza cruciale del rapporto reciproco tra il nascondersi e il mostrarsi.
Devi imparare ad esporti e sottrarti deliberatamente. Così com’è ora la tua vita, sei continuamente esposto senza volerlo.

Sottrarsi non significa nascondersi o essere segregati, ma essere inaccessibili. In altre parole, non fa nessuna differenza nascondersi se tutti sanno che ti nascondi.
I tuoi problemi di ora nascono proprio da questo punto: quando ti nascondi, tutti sanno che ti nascondi, e quando non ti nascondi, sei esposto a tutti quelli che ti vogliono mettere le mani addosso.
A un certo momento della mia vita, come te, mi sono esposto sempre più finché non mi restava nulla per nulla tranne fosse che per piangere. E questo ho fatto, proprio come te. Ma un giorno ne ho avuto abbastanza e ho cambiato. Un giorno, quando stavo diventando un cacciatore, ho imparato il segreto dell’esporsi e del sottrarsi.

Lei se n’è andata per una sola ragione: ti sei esposto troppo.
L’hai perduta perché eri accessibile; eri sempre alla sua portata e la tua vita era meccanica.

L’arte di un cacciatore è diventare inaccessibile. nel caso di quella bionda avrebbe significato che dovevi diventare un cacciatore e incontrarla moderatamente. Non come hai fatto tu. Sei rimasto con lei un giorno dopo l’altro, finché il solo sentimento che restava era la noia. E vero?

Essere inaccessibile significa toccare il mondo intorno a te moderatamente. Non mangiare cinque quaglie; mangiane una. Non danneggiare le piante solo per costruire un forno da campo.

Non usare e spremere la gente fino a ridurle a nulla, specialmente le persone che ami.

Essere inaccessibili significa evitare deliberatamente di esaurire te stesso e gli altri. Significa non essere affamato e disperato, come il povero bastardo che pensa che non mangerà mai più e divora tutto il cibo che può, tutte e cinque le quaglie!

Un cacciatore sa di poter sempre attirare la selvaggina nelle sue trappole, perciò non si preoccupa. Preoccuparsi vuol dire diventare accessibile, accessibile senza volerlo. E una volta che ti preoccupi ti afferri a tutto per disperazione; è una volta che ti afferri sei destinato a esaurire tutto o tutto ciò cui ti afferri.

Ti ho detto che essere inaccessibile non significa nascondersi o segregarsi. Non significa neppure che tu non debba avere rapporti con gli altri. Un cacciatore usa il mondo moderatamente e con tenerezza, senza badare se il mondo possa essere cose, o piante, o animali, persone, o potere. Un cacciatore tratta intimamente col proprio mondo eppure è inaccessibile a quello stesso mondo.

Il cacciatore è inaccessibile perché non spreme il mondo fino a deformarlo. Lo tocca lievemente, rimane quanto deve e quindi si allontana agilmente, lasciando appena un segno.