stamattina voglio raccontarvi una storia che mi è appena successa.

sono davvero curiosa di sapere cosa ne pensate.

mi sono messa al pc per scrivere. come spesso accade – prima di cominciare – sono andata a vedere le notizie su Facebook.

tra le notizie noto l’album di un bravo fotografo che ho tra gli amici virtuali. non lo conosco personalmente. fa sempre begli scatti. emozionanti bianchi e neri. belle foto.

noto subito una specie di discordanza. titolo dell’album: Pamplona. le foto una sull’altra. amabili raccolte di facce, fascette rosse ridenti che spiccano sul bianco degli abiti. una festa. gente. luoghi. le guardo tutte per vedere se ci ha messo anche qualche trucido fascio di sangue. quello che lasciano i corpi feriti della folla impazzita che scappa. o quello dei tori. uniche vere vittime di questa ‘festa’. privati del loro libero arbitrio. e messi alla mercè di 2 minuti di ‘spettacolo’.

Non c’erano. Peccato che quelle foto fossero così belle da far sembrare Pamplona un evento quasi aggraziato e ridente.

credo che chi trasmette immagini dovrebbe stare attento a ciò che dice. Mi chiedo quante persone possano essere invogliate da un messaggio così accattivante… e incompleto.

 

Mi turba questo pensiero. Come un vortice di associazioni si espande dentro.

Io ho la sensazione che una strage di tori e di bestie umane che si rincorrono, con tutto il nostro intelletto, la possiamo superare. evitare. Credo che ci sono tante meraviglie da fotografare. Credo che ogni centimetro di questo nostro mondo offra ‘scatti’ che tolgono il fiato, credo che il bello sia talmente tanto che migliaia di fotografi non riuscirebbero a prenderlo tutto. Penso a quel ragazzo che non dorme di notte per andare a fotografare l’alba e ogni giorno ci regala ciò che c’è…

tante cose credo in questo momento. E il desiderio che ci rendiamo conto che la vita è davvero a disposizione in tantissimi dettagli mi fa pensare che possiamo evitare di smerciare il brutto con il bello, che possiamo ricordarci che sappiamo uccidere e farlo se ne abbiamo bisogno, ma che questo bisogno è remoto. penso che correre davanti alla morte per divertimento sia un’insulto alla vita, che la morte ci sta sempre alle spalle e dovremmo ringraziarla per questo e correre fuori a vivere veramente ogni attimo.

Scusate il fiume di parole. Sono davvero tante le sensazioni che mi hanno abbracciata in pochi minuti. E’ davvero incredibile come possano scorrere i volti di persone che ami davanti a una foto…

…penso “scrivo un commento all’album. sarà scomodo” si dice la mia mente, in parte invogliandomi a lasciar perdere… invece via…

messa così sembra un evento delizioso. mentre non lo è. nulla da togliere alle tue foto, anzi (forse hanno la pecca di rappresentare troppo il bello), ma credo che certe oscenità non andrebbero presentate come se fossero uno squisito meeting culturale. troppo distorta questa realtà.” lascio il commento sull’album. Facebook è anche questo.

non passa molto. “le foto che ho messo e quelle che magari metterò (devo ancora vederle tutte) rappresentano ciò che ho visto a pamplona. ne più, ne meno. non capisco cosa tu intenda per oscenità. ma a parte la corrida che ho volutamente evitato, non ho notato nulla di stravolgente rispetto a molte altre feste tradizionali viste e vissute in altre parti, compreso l’Italia

Sono triste per questa risposta… da tante prospettive… penso all’incompiutezza che siamo e a quello che possiamo diventare ogni giorno semplicemente avendo una visione possibile e con la determinazione ad aprire gli occhi di fronte alla realtà…

Ho scelto una foto per scrivere il post. Non c’è sangue. Ci sono solo un toro. E una persona. E mi chiedo: a voi cosa evoca? Vi fa venire voglia di essere lì?  vi fa sentire offesi, tristi o arrabbiati? vi lascia impassibili?

per me non assomiglia affatto al idea che ho di sviluppo, di vita, di crescita, di rispetto…

 

A questo fotografo vorrei chiedere come si sentirebbe se quell’uomo fosse suo figlio. Se ne ha uno. O una persona che ama. O se quel toro lo avesse cresciuto lui. Gli vorrei chiedere come le chiamerebbe, se oscenità non gli piace. Ma soprattutto gli chiederei “Perché non ce le vedi? Cosa è succede dentro di te?”

E poi chiedo a me stessa di ricordarmi ogni giorno che ci sono scelte. Scelte. Andare verso la vita. Ogni minuto. Anche quando magari hai voglia di girarti dall’altra parte. Anche quando non mi sembra così sensazionale quello che sto facendo. Anche quando mi sembra di non fare abbastanza per trasmettere il mio messaggio.

E mi chiedo di ricordarmi di essere di esempio.

Non so voi. Io sogno un mondo in cui ciascuno è orgoglioso di mostrare sé stesso agli occhi di un bambino. E credo ancora – anche se quello che vedo spesso mi fa scoraggiare – che ce la possiamo fare. Credo che ci sono anime stupende in movimento. Credo che ci voglia impegno. vero. generoso. costante. per creare tutto questo. creare… la stessa origine della parola arte…

Già… credo che l’arte debba e possa stare al servizio della vita. Espanderla. Renderla una meraviglia di fantastica realtà. Credo che siamo “armati” per una battaglia avvincente a svilupparci. Credo che i bambini di domani debbano essere curiosi del mondo e liberi di entrarci pienamente. Credo che le brutture naturali sono già tante…

Lo so. sono tradizioni. E benché mi renda conto che ogni cosa di questo nostro mondo contiene in sé il bene e il male… beh credo che qualcosa la possiamo evitare… Una volta le donne le bruciavano chiamandole streghe… La realtà si espande…

Belle foto comunque…

 

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