Cosa muove una persona verso un’altra? Tante tantissime sfumature in questo quadro di incontri che mettiamo in atto ogni giorno.

Il carrozzone della vita lo si guarda solo al gran finale. E’ da lì – a posteriori – che possiamo raccogliere e mettere assieme alcuni pezzi delle storie che abbiamo incrociato.

Oggi rifletto sul significato che possiamo dare alla parola “Lealtà”. Una parola dimenticata. Usata male e troppo come spesso accade con i paroloni associati ai valori fondamentali della vita. Quei valori tanto acclamati… spesso disattesi. A volte disconosciuti.

Una persona che non può guardare così bene dentro sé stessa e riconoscere le sue incompletezze, accettarle, non può dare lealtà. Nessuno che non possa darne a sé stesso può darne ad altri. E per essere veramente leali con sé stessi si deve fare i conti con le proprie ombre. E luci. Bisogna avere tanta tanta voglia di stare dentro a rovistare un po’. E poi uscire fuori. Ebbene questa è una “operazione” in cui nessuno può sostiutirsi a qualcun altro.

C’è un’essenza dentro ciascuno di noi. Io da piccola la chiamavo NOCCIOLINA. Quella deve BRILLARE DI LUCE PROPRIA.

Anche se agisci generosamente nel dare aiuto a qualcuno. Se quella nocciolina non ha spazio e la vuoi tenere coperta di ombra… le cose non andranno che come LA TUA OMBRA VUOLE CHE VADANO.

Sto pensando che tutte le volte che ho dato consigli generosi facilmente, a persone che – mi rendevo perfettamente conto non prendersi la responsabilità essenziale della loro propria esistenza – ho ricevuto una coltellata. Un tentativo di rompere qualcosa nella mia vita. Un rigetto. A volte inatteso. Spesso concitato.

Come se d’un tratto il “progetto” più importante di quella persona, quello a cui dedicano le azioni sottili, fosse buttarti giù.

Non importa se la “guerra” dura un giorno o mille. Quello che conta è che da un certo momento in avanti TU sei diventato il nemico. E’ la loro ombra che lotta per la sua sopravvivenza…

Non può essere una lotta aperta come quelle dei fieri gladiatori o dei duellanti di un tempo. Sembra più una sorta di “caccia alla volpe”. Una battuta dei Seal.

Il loro occhio si mette intento a guardare la TUA vita. Perché – dopo che si sono specchiate su te – se tornano a guardare sé stesse… vedono ciò che non vogliono vedere.

E allora ecco che entra in atto lo schema.

Rigorosamente alle spalle.

Certe persone non possono guardarti in faccia, perché non accettano quello che gli si rispecchia dentro. Perciò agiscono grettamente. Avrebbero bisogno di aiuto per uscirne fuori. Ma intorno accade qualcosa di strano. Altre ombre si muovono.

I peggiori non sono questi. Questi sono dei poveracci.
I peggiori sono quelli che non c’entrano e prendono una posizione. il pubblico “solidale”. Con le sue ombre e alibi da reggere. I prodi “solidali”. Sono quelli che con scarsa memoria per quello che tu hai dato loro direttamente. Personalmente. A tua volta. Si muovono come bandiere.
Questi ti apprezzano, ti disprezzano, ti avvicinano o ti allontanano senza avere un’opinione loro. Solo per adeguarsi ad un qualcun altro di più carismatico.
E poi ti temono.E iniziano a ricalcare in sé stessi l’idea che l’altro ha dato loro. Si riempiono gli occhi di sfumature prese a prestito. Privi di un loro pennello per colorare la loro relazione diretta con te.
Anche questi non possono più guardarti in faccia… chissà come mai. Forse non hanno più nulla da prendere. O forse anch’essi non piace quello che vedono allo specchio.

Sembra un castello di carte retto da una sola mano debole.
E non finisce.

Ci sono i terz’altri altri. Quelli che ti amano. Ti stimano. Ti trovano adorabile… ma non hanno coraggio di dirlo più.Lo tengono per sé perché esprimendo un’opinione a voce alta sarebbero esclusi dal mazzo. Ma anche loro vogliono stare nel castello.

Troppo scomodo.

Si reggono in un equilibrio stentato non potendosi privare né di te né degli altri. Sono quelli che vogliono tutto e mentono. A sé stessi in primis. Perché anche se sembrano così affezionati agli uni e agli altri, la verità è che sono affezionati solo all’idea di sé stessi rispetto a tutta questa gente che li circonda.

Non hanno un centro loro e pertanto non possono avere un’idea loro da esporre a voce alta.

Se li guardi tutti e consegni a ciascuno di loro il suo messaggio. Ciò che vedi tu dalla tua prospettiva… beh… sarai tu stessa a contribuire al castello.

Ma i castelli di carte, si sa, prima o poi crollano.

Non ho mai visto nulla di stabile costruito su un castello di carte. Così come in specchi che non riflettono.

Uno specchio che riflette non è detto che sia difettoso o deformante. Magari lo hai incontrato proprio per vedere quello che ti ha fatto vedere.

Il più delle volte ombre.

Oggi penso che siano veramente RARI i rapporti di genuina vicinanza.

Sono più le volte che si parla di sentimenti a voce alta come ad amplificare uno stereo un po’ rotto, piuttosto che a lasciare che tutto quello che siamo esca fuori.

Se lo fai. Sei esposto. Se lo eviti… inciampi nelle bugie che ti racconti.

Perciò rimane solo una sola regola fondamentale per quanto mi riguarda: tutto quello che ti riesce così bene additare in un altro lo puoi riportare a te stesso? Questo avviene in silenzio. Nella tua stanza privata.

Beh… lì sai funziona solo ciò che sei disposto a vedere veramente di te. Solo te.

Un po’ come quando muori. Fino a prova contraria… nessuno ti fa compagnia quando vieni messo nella tua urna.

E’ così che accade. Il primo respiro e l’ultimo li fai facendo i conti solo con te stesso. E certo… le ombre che ti porti dietro o quelle che hai scaltramente tentato di incollare alla faccia di un’altro… ti correranno dietro all’impazzata.

Se sei tra quelli che lo sanno e lo accettano, bene, altrimenti… è come uno specchio rotto. Non ti porta da nessuna bellezza intera.

 

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