oggi penso veramente che vorrei vivere questa settimana come se non ce ne fosse un’altra…

sì: ho voglia di morirla. tanto. 

e ho voglia che quelle poche, pochissime persone che dicono di amarmi facciano altrettanto. pensando di amare anche sé stesse – mentre lo fanno.

no, non voglio passarla da sola. non ho mai voluto passare da sola i momenti più vivi di questa mia esistenza. 

è una mia caratteristica.

so stare da sola. lo sono stata per molto tempo. ancora ci sto.

ma non ho voglia di fare tutte le cose solo per me. non ne trovo senso alcuno.

desidero ardentemente sperimentare la purezza della parola amore. e condivisione.

sulla base di un presupposto unico: dividere e condividere sono due universi opposti. in contraddizione.

è impossibile dividere e condividere contemporaneamente. se ti senti uno dividi. se ti senti più di uno condividi. se divido vado. se condivido resto.

desidero presenza. genuina. generosa. abbondante.

e voglio sentirmi libera per sempre di dirlo a voce alta. fiera.

amarsi significa riconoscersi. e riconoscere. senza scuse. senza fughe. contemplando tutto quello che può accadere in ogni incontro come un grande immenso atto di Vita. e mi riferisco ad amar-si (sé) e amar-si (tra)

sto parlando di rispetto per la vita.

sto parlando di coraggio. della musica del cuore.

la Bellezza non può esistere se non nella completezza del presente.

ho fame e sete di bellezza.

ho il cuore che lacrima per quanto ancora sono lontane le persone in generale dall’essere nell’uno e mi affatica il pensiero quando vedo i molti nella solitudine.

ho voglia di dare un calcio a tutto quello che mi fa perdere tempo.

ho voglia di scrivere progetti di lavoro e alla fine di una mail poter semplicemente scrivere “sceglimi o passa oltre con garbo”

gli equilibrismi di questo mondo ipocrita con sé stesso.

le bandiere della libertà che schiaffeggiano chi la pensa diversamente.

chi si nasconde dietro una passione solo per alzare il dito.

tutti i presupposti di imbroglio su cui basa ogni singolo pezzo di carta che circola in questa nazione

persone che si separano e usano i figli come tritacarne dell’adulto con cui li hanno creati

guaritori che vogliono che i clienti guariscano per riflettere l’immagine delle loro bravure

uomini paurosi che additano le donne invece che amarle come fiori

donne che hanno le palle ma la biologia dice che abbiamo le ovaie

il mio gridare quando voglio solo essere abbracciata

andare quando è tempo di restare.

I matti emarginati perché dicono le verità scomode

e altro altro ancora …

Dov’è l’essenza?

Perché usare il finto garbo evitando di dire semplicemente quello che è quando quello che è è una delle poche disillusioni che possono veramente aiutare il prossimo a reggersi meglio nella sua grandezza?

ho un fiore di orchidea davanti. qui. nel mio studio. al caldo ventilato da un vecchio ventilatore che avrà girato almeno per duecentomila ore.

una pianta che è vissuta 3 volte per gratitudine. è venuta con me in 3 case. è stata secca. storta e spesso sola. ma le ho dato fiducia. e ogni tanto mi ringrazia con un fiore.

credo sia bellissima solo perché non ho mai voluto che fosse bella. ho lasciato che lo fosse.

ha lo stelo che cresce storto. Tutto buttato un po’ a lato. Perché non ho avuto la prontezza di legarla al suo bastoncino. Il bastoncino c’è. E lei anche. Sfrontatamente bella. Storta. E bella.

 

Ho il ciclo. E sono nervosa. Triste. Sgomenta. Ho caldo. Mi sento bene. So che tra qualche minuto potrò sorridere. Basta un soffio di vita e tutto cambia dentro una donna avvolta nelle sue emozioni…

È un esercizio? È un bisogno? È un’attitudine? Non lo so.

Non credo più di volerlo sapere.

I momenti migliori della mia vita – e di altri che me lo hanno raccontato – sono accaduti quando mi sono concessa il lusso di non voler sapere.

Quando mi ci sono tuffata dentro. Intera. Senza paura. Senza inganni se non quelli che non vedevo…

Se guardo indietro riconosco che ho commesso tanti errori. ma non c’è niente che vorrei cambiare di quello che ho scelto di fare. E di quello che non ho scelto… non so. Non si può cambiare la propria vita. La Si é! Si può onorarla per tutto il tempo che resta.

È quello che non facciamo… che rimane qui… ci resta addosso come una ragnatela.

È la cosa buffa della vita. Ti può percuotere con le cose non fatte… credo dipenda dal fatto che… andavano fatte

Io sono nata perché lo volevo. Non sono figlia dell’amore più sano. Sono figlia di due adulti imperfetti. Il problema non sono state mai le loro imperfezioni… è stata la ciecità. È stata l’incapacità di accettare le regole del gioco della vita: se fai il cieco potrai pensare di aver calpestato una merda. Ma aprendo gli occhi ti potrai rendere conto che era una persona…

Aggrappati l’un l’altro non si sono mai detti “ti amo”… si sono picchiati, disconosciuti, rincorsi, tenuti… e ancora adesso che uno dei due è morto…è reso vivo dal rammarico, la colpa, l’incapacità di riconoscere il sentimento che sta sotto ogni legame…

Ogni persona ha un suo mondo. E il mondo vero è dato dai fatti compiuti da queste persone… se da questi fatti nascono figli… altri mondi si aggiungeranno in parte simili, in parte nuovi e diversi… così via, all’infinito

Se immaginate l’incontro tra un albero e la terra… potete rendervi conto che all’inizio – quando sono albero e terra – sono in un equilibrio individuale. Diviso. La terra non ha solchi. L’albero ha radici che scorrono libere.

Quando viene piantato… le radici dovranno farsi spazio. La terra potrà fare opposizione. O potrà ritrarsi, facendolo vacillare.

È un moto dinamico continuo… sembra difficile… eppure un albero quando ben radicato risorge, cresce e si espande grandioso nell’aria e la terra ne risulta più bella.

Ogni incontro è terra e albero. Sgomitando e basta non vivremo bene. Dobbiamo amalgamarci in un nuovo “uno” tra albero e terra… senza paura di disconoscerci…

Lo spazio è molto, moltissimo se ci immaginiamo liberi. Se decidiamo di crescere rigogliosi mettendo le nostre forze in un’unica onda… albero e terra…

non è poesia tutto questo?

è forse meglio continuare a paragonarsi con chi fa diverso e tentare di buttarlo giù, fuori o lontano? O continuare a muoversi da soli invece che riequilibrare la danza?

Cosa c’è di bello nel vincere soli e comodi additando i peggiori in qualcosa?

Dove sono le emozioni?

La compassione richiede vicinanza. Mi è impossibile pensare di dovermi difendere da chi ho vicino. Voglio essere tenuta in considerazione e tenere in considerazione. In un reciproco.

Col presupposto che la soluzione migliore è quella che non sappiamo ancora… perché verrà proprio perché ci siamo incontrati.

La creatività non è imporre la propria visione. La creatività è avere spazio per esprimere la propria visione, ascoltare presentare l’altra e accettare quel po’ di rischio che comporta mettersi – diversi – uno vicino all’altro e decidere la strada.

Unire e condividere. 

Non importa se sei il mio vicino di casa. Il mio cane. Il mio gatto. Mia madre. La mia amica o il mio uomo… c’è un pensiero solitario che va percorso per poi essere abbandonato… tutto là…

Convivenza. Vivere con.

A presto

Michela

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