Il Viaggio in Giappone di Camilla Trino

 

Voglio raccontarvi cosa vuol dire per me essere riuscita, tre anni fa, ad andare finalmente in Giappone. Sono sempre stata una persona estremamente timida, insicura e molto dubbiosa delle proprie capacità. Da quando avevo 11 anni ho iniziato a conoscere il Giappone tramite i “manga” e gli “anime”.

 

Poi ho lasciato da parte questi interessi, avendo nel frattempo iniziato ad ascoltare la musica giapponese, che ho apprezzato fin da subito (mi riferisco ad X-Japan, Gackt, Hikaru Utada ecc…). Amavo la musicalità delle parole e i suoni, ma non riuscivo a capire nulla dei testi, così decisi di cercare di imparare da sola qualche parolina di giapponese, le solite “konnichiwa/sumimasen…” che tutti conoscono ai primi passi… poi quando dissi a mia mamma, all’età di 14 anni, di voler studiare seriamente il giapponese, ci attivammo insieme per cercare un insegnante, e come se fosse stato un colpo di pura fortuna, ne trovammo uno madrelingua, che faceva pagare soltanto 15 euro un’ora e mezza di lezione. Detto e fatto, ho seguito un percorso di circa 3/4 anni con questo bravissimo insegnante (originario di Hamamatsu) ed è grazie a lui che mi ha fatto amare anche la cultura tradizionale di questo paese, se mi sono innamorata del tutto del Giappone. Sempre più incuriosita, ho iniziato a guardare documentari sugli shogun, sul periodo antico, sui ninja, i Samurai, sulle geishe e sulla storia dei principali centri urbani, ma anche sul Folklore e sulle leggende metropolitane. E più conoscevo in modo “virtuale” queste cose, più il mio desiderio di vedere con i miei occhi tutto ciò,cresceva, era davvero un desiderio che non riuscivo a scacciare, io DOVEVO vedere di persona tutte le cose che fino a quel momento avevo visto attraverso i libri o gli schermi. Ma c’era un grosso problema: la mia famiglia non è benestante, anzi. Abbiamo un po’ di difficoltà, perciò, pur con qualche remora, ho smesso di studiare il giapponese e ho messo via tutti i libri, sperando che la voglia di andare in Giappone passasse. Pensavo che non sarei mai riuscita ad andarci perchè il lavoro era poco, appena uscita dal liceo era difficile farsi assumere, ma ho comunque cercato lavoro finchè non ho trovato il modo di guadagnare qualche soldino facendo la segretaria, la commessa, la baby sitter, ripetizioni di inglese e spagnolo, traduttrice anche dal giapponese ad EXPO… insomma tutto ciò che mi capitava. Piano piano, essendomi accorta che quel piccolo sogno nel cassetto dovevo realizzarlo, ho iniziato a mettere da parte qualche soldino. I miei risparmi sono iniziati mettendo nel salvadanaio esattamente 10 euro e 23 centesimi. E continuando a lavorare, ho raggiunto la considerevole cifra di 3000 euro, nell’arco di 4 anni circa, con molta fatica e sacrifici (spesso anche dei bei lacrimoni di frustrazione).

 
Avevo i soldi per un bel tour organizzato di circa 10 giorni, ma 3000 € mi sembravano sprecati per così poco tempo, quindi, testarda, ho deciso di buttarmi in un’avventura “in solitaria”, contattando una scuola di lingua e iscrivendomi ad un corso di giapponese a Tokyo, della
durata di un mese per
perfezionare la lingua. Ottenuti tutti i documenti per la share house e tutto il resto, quando mi arrivò la conferma del volo e dell’alloggio, del corso e dell’assicurazione di viaggio, fu il momento esatto in cui realizzai che ero riuscita nell’intento di rendere vero il mio sogno, e ricordo ancora che sono praticamente scoppiata a piangere di felicità e ho abbracciato mia mamma e mio papà ringraziandoli per avermi concesso di partire.
Come ho detto prima, sono sempre stata una ragazza davvero insicura, la mia frase ricorrente per ogni cosa era “non ce la farò mai”. Ma l’amore che provo per questa Terra è così forte da avermi davvero dato la forza di non chiedere aiuto a nessuno, di perseverare nel mio intento e in questo modo ho potuto salire su un aereo diretto in Giappone, starci per 40 giorni e fare il viaggio più bello della mia vita, perchè nonostante fossi da sola, nonostante fossi tra gente del tutto sconosciuta, nonostante non avessi mai pensato di poter “sopravvivere” un mese e 10 giorni in un luogo così diverso dal mio… beh, ho imparato tante cose su me stessa. Ho imparato che se voglio, posso fare ciò che più desidero, e ho imparato anche che la costanza è una virtù meravigliosa. Quindi per chiunque abbia letto questo post fino in fondo, vi dico di insistere, di fare sacrifici e di avere pazienza, che nessun sogno è irrealizzabile, se ci si mette amore e anche forse un pizzico di incoscienza”

Ora, come lavoro ideale, mi piacerebbe aiutare altre persone  che come me hanno il forte desiderio di viaggiare in Giappone, a trovare soluzioni low-cost, dando consulenze e supporto organizzativo per viaggi di qualunque durata.”

 

 

CAMILLA TRINO

Classe 1993 (24 anni),

 

quando le ho chiesto che informazioni avrebbe voluto scrivere su un ipotetico cv mi ha risposto dritta “guarda, io vorrei aiutare altre persone che vogliono andare in Giappone, magari consigliando loro come muoversi, dove dormire in base alle loro esigenze eccetera. Quindi sicuramente metterei che ho ottime doti relazionali, che sono a mio agio con il pubblico e che ho molta organizzazione. E piano piano vorrei farlo come lavoro, nel senso: creare viaggi su misura per gruppi o individui”

Dov’è il coaching in questa storia? Ci sono tecniche naturali di auto-motivazione. C’è la forza di volontà per impegnarsi verso la realizzazione di un sogno. Avere una passione è molto. Pensare che basti… è poco. C’è l’attraversamento della paura. C’è il FARE. Il coraggio di partire verso l’ignoto. Rileggendola mi verrebbero in mente molte tecniche che usiamo regolarmente nel coaching con chi deve prendere una decisione. E non è forse vero che le migliori tra queste tecniche sono state scoperte studiando chi faceva già bene qualcosa? Dunque qui c’è un modello

L’altra sera l’ho letta questa testimonianza di Camilla, ad una mamma di una ragazza di 21 anni. Io voglio che un mamma possa vedere da fuori che cosa può fare un figlio a quell’età. Voglio che assieme alla paura di lasciar andare chi hanno messo al mondo… possano percepire forte la vibrazione della passione e dell’ingegno. Voglio che possano credere che tutti i ragazzi hanno risorse dentro che vanno solo lasciate risvegliare. Ascoltate. E messe in moto.

So bene che non tutti ce la fanno, ma tutti possono provarci e chi è passato dallo studio Coachyourlife anche solo per fare due chiacchiere, se ha intorno ai 20 anni, lo sa… si respira aria di possibilità. 🙂

Dunque una domanda per voi lettori: se doveste andare in Giappone non chiedereste a Camilla Trino le sue dritte?

Se incontrassi un giovane che pensa di non poter vivere della sua passione, gli farei leggere questa storia o lo metterei in contatto con Camilla. Perché chi più di un coetaneo che ha attraversato una paura, può raccontare “di quella volta che” e divenire così mentore naturale di un suo simile?

 

Altre storie Belle verranno. Mandatemi la vostra se volete.

 

Coach Your Life

 

Michela

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